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Test di traduzione: voi cosa avreste fatto?

[Quest’articolo è stato scritto dalla mia collega Stefania Bonacci nell’ambito del progetto La Linguistquerie. Se vuole leggere altri articoli del genere, non esiti a consultare il suo profilo LinkedIn quì]

In un mercato così vasto, trovare un traduttore in grado di fornire un servizio di qualità è spesso una sfida. Come si fa a sapere se ha le competenze adatte all’incarico? Conoscerà la terminologia del settore? Saprà destreggiarsi con la tipologia di testo e con il messaggio da comunicare? Sarà in grado di attenersi ai criteri qualitativi e alle linee guida richieste? Oppure è semplicemente qualcuno che si vanta di sapere un paio di lingue?

A volte consultare un curriculum vitae non basta per trovare risposta a queste domande. Spesso non c’è nemmeno il tempo per consultare tutti i curriculum inviati in risposta a un annuncio, soprattutto se il servizio di traduzione che si richiede è di carattere urgente.

La soluzione? Un test di traduzione metterà il candidato di fronte alla tipologia testuale, alla terminologia e a moltissimi degli altri aspetti che dovrà saper affrontare durante l’incarico effettivo. Il test di traduzione rivelerà il suo livello di comprensione di testi tecnici, la sua capacità di cogliere sottili giochi di parole e di riconoscere e trasmettere elementi culturali… Insomma, forse non darà la certezza assoluta di trovarsi di fronte a uno dei traduttori migliori al mondo, ma sicuramente dà al cliente qualche rassicurazione in più.

E i traduttori che ne pensano?

Che siano esperti o alle prime armi, tutti i traduttori prima o poi affrontano un test di traduzione. Come la maggior parte delle prove, anche questa è spesso oggetto di ansia (molta quando la conseguenza diretta è l’affidamento di un progetto specifico, forse un po’ meno quando lo scopo è essere inseriti in un database).

Il test di traduzione può essere utile anche al traduttore che lo sostiene perché permette di capire quali sono le esigenze del cliente potenziale e, soprattutto, se lavorare a un determinato tipo di progetto o in un ambito specifico è fattibile (alzi la mano chi ha rifiutato un progetto dopo aver visto che erano servite 3 ore per tradurre la mezza cartella del test). Inoltre, assieme all’esito della prova, alcuni clienti comunicano anche il proprio feedback sul lavoro svolto e, positivo o negativo che sia, un giudizio esterno è sempre prezioso, specialmente per professionisti come i traduttori, che spesso lavorano da soli.

Se è tanto utile per entrambe le parti, perché parlarne tanto?

Perché la questione del test suscita anche non pochi dubbi e perplessità sia a traduttori che a clienti: come scegliere il testo adatto per una prova? Quanto lungo deve essere? Deve essere a pagamento anche se è una prova? Quali sono le scadenze?

Per rispondere a queste domande, prendiamo un esempio pratico: un’agenzia di traduzioni invia a una traduttrice un test composto da diverse tipologie testuali tra cui alcuni paragrafi di testo, stringhe, didascalie di immagini, e quello che sembra essere il menù di un sito web (anche se è difficile dirlo con certezza, visto che l’agenzia invia un documento Word senza fornire ulteriore contesto). È martedì pomeriggio, e l’agenzia di traduzioni chiede che la prova sia consegnata entro venerdì.

La lunghezza della prova, la mancanza di contesto e la scadenza ravvicinata (visto che si tratta di un lavoro gratuito), portano la traduttrice a proporre direttamente le sue tariffe, poiché per sostenere il test dovrebbe mettere da parte altre consegne (a pagamento).

L’agenzia propone un prezzo forfettario inferiore a quello richiesto dalla traduttrice in circostanze normali e aggiunge che il motivo della scadenza ravvicinata è che la traduzione verrà pubblicata sul sito web di un cliente.

Partiamo dalle basi: il testo da tradurre. I testi delle prove di traduzione si dividono sostanzialmente in due categorie: i testi che saranno utilizzati solo per valutare il candidato e i testi che saranno inviati al cliente finale e pubblicati. Da questa distinzione appare subito chiara almeno una cosa: se la traduzione verrà utilizzata dal cliente, non è più una semplice prova, ma una prestazione di servizio. Difficilmente nel mondo reale una prestazione o un bene vengono forniti gratuitamente, a meno che non sia lo stesso prestatore a proporre una promozione. Inoltre, se lo scopo è solo quello di valutare la qualità del lavoro, salvo in condizioni particolari (che il cliente avrà cura di specificare), è sufficiente un testo breve.

Infine, va notato che in un progetto di traduzione, il traduttore comunica con l’agenzia e/o il cliente per risolvere i dubbi che sorgono nel processo di traduzione. In questo senso il test di traduzione è un lavoro svolto in condizioni anormali, perché il candidato si trova generalmente a dover risolvere i propri dubbi in maniera autonoma.

La traduttrice rifiuta pertanto di sostenere il test, rispondendo che l’agenzia in questione non è solo scorretta nei confronti della traduttrice stessa, a cui chiede una prestazione gratuita, ma anche nei confronti del cliente, a cui non garantisce qualità.

Voi cosa avreste fatto?

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